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Lo stress buono e lo stress cronico

Gli esseri viventi sono in continuo adattamento all’ambiente e alla realtà, in un processo attivo che guida lo sviluppo ed i comportamenti, e lo stress è un sistema di riequilibrio sempre in azione in grado di orientare, condizionare, modificare sostanzialmente tutti i processi dell’organismo di fronte a stimoli esterni.

Quindi lo stress è una reazione aspecifica dell’organismo (Selye, 1936) a situazioni esterne che sovvertono il suo equilibrio. Sopraggiunge quando uno stimolo comporta richieste superiori alle risorse che l’individuo ritiene di avere a disposizione per potervi far fronte in modo efficace.
Non è una condizione necessariamente patologica e negativa, ma una reazione in primo luogo adattativa, in quanto finalizzata a ristabilire o a mantenere l’equilibrio.
Nel momento in cui l’obiettivo è raggiunto, è necessario che l’organismo torni ad una situazione di equilibrio.

 

Esistono due tipi di stress:

  1. Stress benefico o EUSTRESS: è quell’attivazione adattiva dell’organismo che ad esempio innalza il livello di attenzione, modifica i parametri fisiologici (battito cardiaco, pressione arteriosa, respirazione…) e muscolari per permettere il raggiungimento efficace del compito.
    Quando il compito è raggiunto l’organismo si disattiva e ritorna ad uno stato di equilibrio che permette di “ricaricarsi”.
  2. Stress negativo, cronico o DISTRESS: si ha quando l’individuo non riesce a disattivarsi terminato un evento stressante, portando ad una cronicizzazione e alla seguente maggiore difficoltà ad affrontare nuovi stimoli/problemi per un accumulo generale dell’organismo.

 

Come si arriva allo stress cronico?

Sono le condizioni qualitative interne della persona che impattano con gli stimoli esterni a rendere lo stress cronico e irreversibile; in particolare quando alcune Funzioni del Sé sono cronicamente alterate (tono muscolare di base, respirazione, immagini e fantasie, sistema neurovegetativo,…) l’organismo non risponde efficacemente con attivazione e disattivazione agli stimoli stressanti, accumulandosi e divenendo nocivo.

 

Come funziona lo stress?

Nel 1981 si giunse alla dimostrazione pratica che è il cervello, in particolare l’ipotalamo, a mettere in moto la reazione di stress, liberando una sostanza ormonale denominata CRH che, attraverso il sangue, arriva a stimolare l’ipofisi. Essa rilascia corticotropina (o ACTH) che va a stimolare la corteccia delle surrenali producendo il cortisolo.
Al tempo stesso, tramite il sistema nervoso simpatico, arriva una scarica al centro delle surrenali che produce sostanze eccitanti, come adrenalina e noradrenalina, le quali verranno anche rilasciate dalle fibre simpatiche diffuse in tutto l’organismo.

 

Effetti negativi dello stress cronico:

  • Cortisolo, adrenalina e noradrenalina hanno un effetto squilibrante sul sistema immunitario;
  • Le cortecce prefrontali si atrofizzano, diminuendo le funzioni di integrazione dell’attenzione e del ragionamento con le emozioni;
  • L’amigdala (cuore emotivo del cervello) tende ad ingrandirsi e a diventare iperattiva, spiegando reazioni di ansia, aggressività e risposta esageratamente emotiva allo stress;
  • L’ippocampo è alterato, come se fosse sottoposto ad un processo di invecchiamento accelerato che comporta anche una memorizzazione difettosa;
  • L’ipotalamo è iperattivato producendo cortisolo;
  • Squilibrio sugli ormoni sessuali e metabolici;
  • Sonno disturbato;
  • Alterazione dell’insulina;
  • Alterazione della ritmica tra produzione di melatonina (sonno) e cortisolo (veglia) e spostamento del ritmo con cortisolo di notte e melatonina durante il giorno.

 

Fonti bibliografiche:
Di Nuovo S., Genta E., Rispoli L., “Misurare lo stress”, Franco Angeli, Linea Test.Milano, 2000;
Di Nuovo S., Rispoli L., “Misurare lo stress”, nuova versione, 2010;
Rispoli L., “La valutazione integrata dello stress e la prevenzione”, 1999.